Unione Europea: dove sta andando?
di Gianluca Pesaresi
L’Unione Europea avrebbe dovuto rappresentare un modello di democrazia, di benessere e garanzie sociali.
Le decisioni prese ultimamente, forse sono la conseguenza del minore benessere presente nel continente, sta di fatto che ultimamente ho come l’impressione che anche l’Europa inizi a mettere sempre più in discussione queste garanzie sociali.
Ha seguito il cambio di rotta dei governi riguardo le norme sull’immigrazione. Non soddisfatta, ha abbassato gli standard lavorativi al di sotto degli standard dei singoli stati, la settimana lavorativa di 60 ore mi ha lasciato molto perplesso, anche se la legge deve essere ancora approvata dal parlamento di Strasburgo.
Mi sto domandando dove sono finiti tutti quelli che fino adesso hanno difeso i pilastri del diritto del lavoro dipendente? Se dovesse passare questa legge, come cambierà il lavoro dipendente nei singoli stati, che ripercussioni si potranno avere?
I diritti sociali e lavorativi, che dell’Europa sono stato un vanto che fine stanno facendo? Anche in Europa i nostri diritti verranno sacrificati all’altare della crisi economica o di un bisogno di maggiore produttività a basso costo?
Anche in Europa non c’è più nessuno che tuteli le parti socialmente più deboli? E’ vero che in Europa i governi conservatori sono la maggioranza, ma non credo che ritornare sui propri passi, in termini di diritti sociali e lavorativi, sia una risposta positiva.
Che cosa ci prospetta l’Europa per il futuro, sono stato sempre convinto nell’utilità dell’Europa e del ruolo che poteva avere anche a livello internazionale, ma questa Europa mi sta facendo paura, sta rinunciando alla base dei principi sui quali si vanta di aver fondato le proprie democrazie, dove ci porterà questo tipo di Europa?
Non so rispondere, ma credo che decisioni così importanti, non dovrebbero essere prese senza sentire i cittadini europei, perché quelle decisioni andranno ad influenzare direttamente le loro vite e sentirsi di non aver nessun peso in questo tipo di decisioni, da l’impressione di non esser parte di nessuna democrazia, di nessuna organizzazione o stato, che si chiami Europa o meno.
Credo che sia ora che i cittadini europei abbiano diritto di esprimere le loro opinioni e proteggere i loro diritti attraverso un voto comune.
Credo che sia ora che l’Europa diventi al più presto un entità democratica così come lo sono gli stati oggi, credo che la sfida più grande che l’Europa dovrà vincere, sarà quella di far sentire i propri cittadini parte attiva della vita politica, economica e sociale, altrimenti la storia d’amore con i propri cittadini è destinata a finire.
Reader Comments (4)
Tante domande e tante preoccupazioni condivise, una in particolare che hai fatto bene a ricordare: quella delle 60 ore settimanali. Evidentemente qui siamo al paradosso perché era insita, nelle magnifiche sorti e progressive, l'idea che avremmo lavorato meno così da avere più tempo per noi, per coltivare l'essere umano in quelle che sono le sue peculiarità: pensiero, sensibilità, cultura, insomma civiltà. Niente di tutto questo... il modello vincente è quello cinese, e l'uomo si scopre sempre più una nuda risorsa (non per caso si parla di 'risorse umane', una 'risorsa' o sia un mezzo e non un fine, insomma uno scivolone pericoloso come già ammoniva la filosofia almeno da Kant in poi). Se ti capita leggi Vita activa di Hanna Arendt: qui c'è un'amara considerazione sulla civiltà del lavoro attuale fuori dalla quale non cresce più nulla.
Grazie Fabrizio della segnalazione del libro, lo cercherò.
quanto poco europa siamo si vede ogni volta quando ci sono le gare di calcio... non credi?
I valori vanno perdendosi, i governi sono distratti e fanno truschini per riparare dove sbagliano o rimangono addormentati, poi non contenti si arrabbiano con le persone perchè lavorano poco e costano troppo. L'unione europea rischia, non riesce a mettere un passo dietro l'altro, sembra che abbia la testa nelle nuvole, ma noi siamo qui per terra, abbassa lo sguardo!