L’Europa unita e il “triangolo” nelle sue istituzioni.
di Salvatore Salpetti
Dopo lo tsunami causato dal NO irlandese alla ratifica del Trattato di Lisbona, il Consiglio Europeo ha deciso di prendere una pausa (estiva) e di tornare sulla questione ad ottobre, con la francese. Nel frattempo ciascuno farà le proprie riflessioni e si cercherà di trovare una soluzione. Pare proprio che il popolo unitario europeo sia ancora lontano.
Vorrei soffermarmi brevemente sulle principali istituzioni dell’Europa perché mi sorge una domanda: ma se ci fosse un problema nell’architettura stessa dell’Unione (tra le sue istituzioni)? Facciamo un breve excursus storico…
Il Parlamento europeo, come dichiara il Trattato di Roma del 1957, è l’organismo che rappresenta “i popoli degli Stati riuniti nella Comunità europea”, ma c’è una contraddizione interna che sottostà all’idea che i padri dell’Europa unita avevano del Parlamento, il fatto che esso dovesse rappresentare i popoli degli stati nazionali e non il popolo unitario europeo.
Questa contraddizione si è incarnata nel sistema elettivo dei parlamentari che fino al 1979 erano scelti dai parlamenti nazionali, su indicazione diretta dei rispettivi governi degli Stati membri; addirittura fino al 1962 il nome di quello che oggi è il Parlamento europeo era “Assemblea comune” e questo, facendo sempre riferimento non all’universalità del popolo europeo, bensì all’idea che ogni stato avesse una sorta di rappresentanza in questa assemblea comune che non aveva particolari poteri e non esercitava particolari funzioni.
Alla firma del trattato di Roma, l’integrazione europea era lontana e l’organo preposto a guidare il processo di integrazione fu individuato nella Commissione. Il processo di integrazione europea ha seguito, infatti, un percorso anomalo: si è partiti dall’unità economica (es. moneta unica) fino ad arrivare all’unità politica che purtroppo, come gli ultimo eventi dimostrano ancora non c’è del tutto. Tutto ciò ha significato che la guida della “nuova Europa “ spettasse ad un organo tecnico con molti poteri capace di dettare le linee guida per raggiungere l’unità, la Commissione appunto.
Man mano che il processo di integrazione economica è andato avanti, sono mutate le condizioni di partenza e la politica ha assunto molto più peso all’interno della Unione europea, ciò ha messo in crisi il ruolo della Commissione, mentre ha fatto sì che nel tempo, al susseguirsi dei vari trattati, quella che era nata come una semplice assemblea comune senza particolari poteri acquistasse autonomia e ampliasse le proprie funzioni (si è sentito anche il bisogno di eleggere a suffragio universale i rappresentanti del Parlamento) fino a diventare un vero “Parlamento” ed ha fatto sì che i rapporti tra Commissione, Parlamento e Consiglio dei capi di stato e di governo, l’unico organismo prettamente politico, venissero ridisegnati.
Oggi, i poteri del Parlamento sono ampi e crescono sempre più. Possiamo affermare con tranquillità che questa istituzione esercita, anche se con molti limiti, i poteri tradizionalmente affidati ai parlamenti negli Stati democratici. Ciò, però, ha creato un conflitto interno tra le principali istituzioni europee, se si considera pure il Consiglio.
La presidenza del Consiglio è assicurata a turno da ciascuno Stato membro, per un semestre, in base a un sistema di rotazione. Il Consiglio europeo imprime i necessari impulsi allo sviluppo dell’Unione europea e definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali, tenendo conto delle raccomandazioni del Parlamento europeo.
Si capisce come dal sistema binario iniziale secondo cui la “Commissione propone e il Consiglio dispone” (e il Parlamento resta a guardare) si sia passati a un vero e proprio triangolo: la Commissione continua a proporre, ma sono il Consiglio e il Parlamento a disporre, per di più in settori che riguardano direttamente la vita quotidiana dei cittadini europei. Il questo triangolo è il Parlamento ad acquistare sempre più potere mettendo in crisi ruoli e poteri delle altre istituzioni comunitarie che perdono sempre più potere e forza.
Poiché il Parlamento è diventato via via l’organo che rappresenta sul serio tutto il popolo europeo, allora è forse in questa istituzione che dobbiamo guardare per il futuro dell’Europa unita, cercando di risolvere quelli che possono essere i conflitti insiti nell’architettura delle istituzioni europee.
Reader Comments (2)
Una disamina di un certo interesse anche teorico per provare a capire la genesi Europa.
Resta una considerazione da fare sulla base delle tue giustissime distinzioni: oggi sono in pochi a distinguere funzionalmente tra parlamento, commissione e consiglio, e ancora più numerosi coloro che nemmeno ne conoscono l'esistenza. Hanno sentito vagamente parlare di un organo rappresentativo di una cosa chiamata Europa ma non saprebbero definirne quelli che i filosofi chiamerebbero gli attributi e i chimici le proprietà. Insomma l'Europa sta in cielo e non sembra di aver molta voglia di scendere. Non so di chi sia la colpa, se della pigrizia della gente o delle politiche esclusive e tecnocratiche. Certo la politica non si fa così.
Caro Fabrizio, hai proprio ragione... Sono molti quelli che non sanno distinguere tra i vari organi dell'Unione Europea che, tra l'altro, sono ben 45 esclusi il Consiglio, Parlamento e Commissione che sono i più importanti.
La politica non si fa così, purtroppo!!! ;-)