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L' unico peccato

di Maria Carla Ferreri

C’è un solo peccato. Uno solo. Il furto. Ogni altro peccato può essere ricondotto al furto. (…) Se uccidi un uomo, gli rubi la vita … Rubi il duritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità. Se imbrogli, quello alla lealtà. … Non c’è azione più abietta del furto …
(Khaled Hosseini, Il cacciatore di aquiloni)

Non è facile definire il peccato, perché è un concetto che cambia con il cambiare dei tempi e si evolve (o si involve) con il rincorrersi delle mode. Ispirandosi alle Sacre Scritture, potremmo dire che è da considerarsi peccato quasi tutto ciò che è più piacevole fare. Mangiare a sazietà (gola); avere una soddisfacente vita sessuale (lussuria); essere benestanti (avarizia); essere consapevoli del proprio valore (superbia); godersi il meritato riposo (accidia); sfogare le proprie frustrazioni evitando che si accumulino dentro di noi (ira); studiare il prossimo per cercare di migliorare sé stessi (invidia). E’ chiaro che questa rilettura dei sette peccati capitali deve essere fatta con una giusta dose di ironia, quella “giusta dose di” che dovrebbe essere aggiunta ad ogni umano comportamento trovando il suo naturale limite nel prossimo. Vivere bene e dignitosamente è possibile nella misura in cui (frase orribile in veteropolitichese, ma che qui cade a fagiolo) non lede il diritto dell’altro a vivere altrettanto bene e con pari dignità. Se questa regola semplicissima venisse applicata da ognuno in ogni pensiero formulato e in ogni azione compiuta, molte, forse tutte le ingiustizie terrene non esisterebbero. Via le guerre, che nascono dalla prevaricazione di un popolo che ne assale un altro (per invidia, avarizia, ira…) rubandogli il diritto alla libertà. Via l’omicidio, che nasce dalla violenza volontaria e quasi sempre immotivata ma sempre ingiustificabile. Via il furto, che nasce dal desiderio di avere altro da quello che si ha. L’elenco potrebbe ancora arricchirsi di altre voci, ma la conclusione sarebbe sempre la stessa. Il peccato diventa mortale non già, cattolicamente parlando, quando attenta alla vita dell’anima, quanto piuttosto, in senso più ampio e decisamente laico, lede la vita (intesa come vita libera) del prossimo. Partendo da questo mio personale convincimento, posso senza scrupoli di coscienza accantonare ogni altro dettame morale e sottolineare il comandamento maggiore che un uomo di nome Gesù portò tra altri uomini più di 2000 anni fa: “Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”. O, detto in altro modo “Ama il prossimo tuo come te stesso” o ancora “Non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te”. E’ difficile, quasi impossibile riuscirci. Ma essere capaci di rispettare gli altri nella totalità dei loro diritti potrebbe essere veramente il modo per eliminare qualsiasi forma di peccato mortale senza neppure avere bisogno di imparare a memoria il Decalogo di Mosé che, nelle sue singole parti, non fa altro che ripetere, frammentandolo, il comandamento supremo che Gesù espresse annullando e rinnovando al contempo i precedenti. Un Padre della Chiesa, S. Agostino, che pure tante cose opinabili ha espresso nelle sue opere, sintetizzò ulteriormente le parole del Cristo con un aforisma che colpisce il bersaglio “Ama e fai ciò che vuoi”. Ripeto, qui non voglio parlare di amore evangelico, ma di sentimento che porta al rispetto e alla libertà, che non ruba agli altri per arricchire sé stesso, che non emargina, non deride, non violenta, non prevarica e non glorifica inutilmente. Se l’uomo sia davvero capace di questa forma di amore, è però difficile dirlo e lecito dubitarlo. Mischiando il sacro al profano e il mistico al mitologico, non resta che guardare in fondo al vaso di Pandora e controllare se c’è ancora la Speranza, quell’ultima dea capace di mitigare la forza di tutti i mali del mondo, restituendo la fiducia in un domani lontano in cui il peccato potrà essere solo una domenica passata a letto, a mangiare cioccolata, oziare e fare l’amore.

Posted on domenica, giugno 1, 2008 at 12:52AM by Registered Commenterfr in | Comments2 Comments

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Reader Comments (2)

Tutto condivisibile ma, purtroppo, non è mai stato così, da quando c'è traccia del comportamento umano.
Credo che l'uomo non possa fare a meno, a prescindere da dettami etici o sociali, di peccare.
Ciao!

giugno 2, 2008 | Unregistered CommenterAmfortas

Approvo ciò che dici, saggissima riflessione. Ma tu sai che la religione di Cristo conosceva soltanto un imperativo 'amore'. Lasciamo perdere la chiesa cattolica che più che amare odia. Ora io ti chiedo: non sarà che il rispetto e la tolleranza siano forme degradate e facili dell'amore; un amore che evidentemente l'uomo ha perduto nella notte dei tempi?

giugno 4, 2008 | Unregistered Commenterfabrizio

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