La grande abbuffata
di Alice Suella
La mia pancia è scoppiata. Boom. Gnocchetti sardi al pesto ovunque. Sul pavimento, certo, ma anche sul soffitto, le pareti, sulla cucina a gas, sulla faccia di mia madre. Mia madre che non ha potuto nemmeno urlare, talmente la cosa è stata assurda, inaspettata. C’era più da ridere, forse. Anzi, sicuro.
Se avessi ancora una bocca, io riderei. Se fossi ancora viva, intendo. Perché mi sembra quasi lapalissiano che io sia morta. Morta a causa della detonazione.
A un certo punto ho sentito tutto un gorgogliare, mio fratello ha detto “Sta arrivando il temporale”, si è avvicinato alla finestra ed ha scostato la tenda. Ha guardato fuori, si è girato e proprio mentre stava dicendo “Che strano, tuona ma c’è il sole” una poltiglia verde lo ha assalito, e con lui tutta la stanza intorno. Ed io ero morta. Sono morta.
Tutto aveva avuto inizio tre giorni prima. Dovete sapere che noi siamo tutti di Genova, ma viviamo fuori città. Io a quei tempi stavo a Milano, mio fratello in un paese del Piemonte, dove vive ancora adesso. Mia madre era l’unica a vivere a Genova. Quel giorno lì, il giorno della detonazione, avevamo fatto una rimpatriata e avevamo deciso: oggi pasta al pesto. Certi luoghi comuni sono veri, cosa credete. Voglio dire, i francesi hanno la baguette? Sì. Gli spagnoli hanno la paella? Sì. E i Genovesi hanno la pasta al pesto. Tra l’altro la baguette si trova ovunque, la paella non lo so, ma la pasta al pesto sicuramente no. Il pesto si deve fare con gli ingredienti liguri, non è che vada bene il basilico coltivato ovunque.
Comunque. Oggi pasta al pesto. La frase era ancora nell’aria e già eravamo all’opera. I preparativi, accompagnati da Ma se ghe pensu cantata da Bruno Lauzi, che quando uno vuole calarsi un po’ nell’ambiente dell’antica genova, è la canzone che deve mettere per forza.
E’ che a me mangiare è sempre piaciuto. Quando vedo, che so, un piatto di lasagne, una torta al cioccolato o qualsiasi cosa di vagamente commestibile, non capisco più niente. Io mi ricordo, ai tempi dei tempi, quando andavo a scuola, che il pranzo era quasi un rito religioso. Quando volevo farmi proprio del male, affondavo una banana nella nutella e mi lasciavo sopraffare da quel gusto celestiale – pesante, vero – ma insostituibile. Vogliamo parlare della ricotta con lo zucchero? Ecco, già sbavo.
Mio fratello, in quella giornata da temporali solari, ha chiesto: Quanta ne facciamo? Una semplice frase che avrebbe cambiato la mia vita, avrebbe lacerato questo presente ingrato ma pur sempre presente, che non è poco. Che la viola d’inverno, quando suona, non la sente nessuno, non la si riconosce e a volte assomiglia ad un rombo di tuono, come è stato per me.
Ne facciamo tre chili!
E non scherzavo. Dicevo sul serio. Mai stata più seria in tutta la mia vita. Tre chili di gnocchetti sardi al pesto, una libidine, inimmaginabile, un pasto senza fine.
Dieci minuti. O venti. Io non so cucinare, io mangio.
Dieci minuti, dicevo, e i piatti erano stracolmi. Tutti felici, a guardare uno spettacolo di Govi in dialetto, con la bocca piena e sporca di roba verde.
Un piatto. Due. Tre. Pausa.
Un piatto. Due. Tre. Pausa.
Un piatto. Due. Tre. Pausa.
Ecco. Tre giorni. Arriviamo al rombo di tuono. Alle tende scostate, all’esplosione.
Ai muri verdi.
La mia pancia è scoppiata. Boom. Dopo tre giorni di intenso lavorio, il mio stomaco ha deciso di far partire la rivoluzione, che a lui lo schiavismo non è mai piaciuto, quindi boom.
Pesto dappertutto. Per non parlare delle budella. Perché un corpo non può esplodere senza far fuoriuscire le budella, ricordatevelo bene.
Però, ragazzi. Che pasta. Che bontà.
Giuro che lo rifarei.
Tanto non toccherebbe a me, pulire. Anzi, quasi quasi…
Hey Lucifero, che ne dici di preparare quattro chili di lasagne?
No, no, non son mica troppe.
Vedrai, amico mio, una roba da leccarsi i baffi…
Reader Comments (8)
Sì, ma lasagne come? Ragù e besciamella? Verdi? Mica tutti i diavoli hanno gli stessi gusti! :-)
Una banana pucciata nella nutella dici... ma qui di peccati - almeno se sei donna - ce ne stanno due: prendi uno e paghi due (paghi lassù intendo, mentre quaggiù godi).
zozzone!
Interessante, mi sono chiesto di cosa potrei scoppiare io, probabilmente di nulla legato alla mia terra giuliana: qui di originale abbiamo solo la promiscuità di idee e quindi di cucina :-)
L'importante è che sia cibo .-)
La nazionalità non è cosa saliente!
La battuta della banana è notevole!uauauauau
Inserire una banana nella nutella....è una cosa che non mi è mai neppure passata per la mente! penso che non sarei in grado di mangiarla.....
Maurizio, forse dipende dalla Banana!
No, anzi! qua dove mi trovo ora (sud Malawi) ci sono delle ottime banane, piccoline, a sezione triangolare....e me ne mangio tre alla volta ad ogni pasto: è proprio l'accoppiata "bananutella" (o "nutellanana") che non mi figuro...
La succitata crema cioccolatosa la concepisco soltanto come ripieno per i crescioni (detti anche cassoni, a seconda della parte di Romagna dove ti trovi)....Ed anche questa è una moda nata negli ultimi 20 anni.